Le mille vite del 'Vecchio Bazar' PDF Print E-mail
Written by Risto Karajkov   
Thursday, 15 May 2008

 

 image Osservatorio sui Balcani 
Il 'Kapan An' a Skopje

Il Vecchio Bazar è il cuore antico di Skopje. Oggi non è che un pallido residuo di ciò che era una volta, un po' sporco e polveroso, ma sempre effervescente e dinamico. E, come altre volte nella storia, aspetta di riprendersi il proprio ruolo di centro culturale e sociale della città.

Qualcuno direbbe è più carino di quello, molto noto, di Sarajevo, ma guai a dirlo ad un bosniaco. È decisamente più grande. Il piatto principale del menu è lo stesso, o no? Si tratta sicuramente dei “cevapi” o, come li chiamano a Skopje, “kebapi”. Il contributo dei Balcani alla cucina internazionale. Ma a Bas Carsija, a Sarajevo, vengono serviti con la panna acida. Nel Vecchio Bazar (Stara Carsija) di Skopje vanno invece con i “tavce”, fagioli al forno in un piatto di terracotta. Non vivi a pieno la città di Skopje se non provi i kebapi e i tavce nel Vecchio Bazar. L'unità base di misura è 10. Spesso, però, per i visitatori occidentali 10 sono davvero troppi.

Il Vecchio Bazar è il cuore antico di Skopje, la vecchia Skopje. Per secoli è stato il centro della vita economica, sociale e culturale, e si estende dal Ponte di pietra fino al Bit Pazar, il principale mercato all'aperto della città, sulla riva sinistra del fiume Vardar.

Fino a 20 anni fa il Vecchio Bazar era il centro vitale della città. Poi Skopje è diventata troppo grande, si è estesa in tutte le direzioni. Oggi il Vecchio Bazar non è che un pallido residuo di ciò che era una volta. Un po' sporco e polveroso, ma sempre effervescente e dinamico.

La struttura attuale fu costruita dai turchi ottomani nel 15esimo secolo, ma di sicuro esisteva già prima. Già al tempo dei romani, e più tardi dei bizantini, i traffici commerciali erano molto intensi, e si pensa siano stati i mercanti provenienti da Dubrovnik e Venezia ad aver fondato il Vecchio Bazar. Antichi documenti bizantini confermano negoziati con le autorità veneziane per garantire certi privilegi ai propri mercanti in quest'area.

Poi, alla fine del 14esimo secolo arrivarono i turchi (presero il controllo di Skopje nel 1392 e da qui proseguirono verso le attuali Serbia e Bosnia), ed avendo trovato il posto di loro gradimento, vi rimasero per i successivi cinque secoli. Talvolta i macedoni dicono di riuscire a rendersi conto di quante parole turche conoscono e comprendono solo quando si recano ad Istanbul.

Nel 15esimo secolo furono costruiti molti capisaldi del Vecchio Bazar, i Bezisten, una facilitazione commerciale. Qualcosa di simile ad un centro commerciale del 15esimo secolo che per un periodo, negli anni '90, ospitò alcuni tra i caffè bohemienne più interessanti di Skopje, frequentati principalmente dagli studenti delle scuole d'arte. Una parte dell'Accademia di belle arti si trova nelle vicinanze di Suli An, un caravanserraglio, o in gergo comune, un luogo di ritrovo. Si tratta di uno dei molti Ans (asili, alberghi ottomani) che si possono vedere nel Vecchio Bazar. Vi è il Kurshumli An, che oggi è un museo, ma probabilmente il più bello, proprio nel cuore del Vecchio Bazar, è il Kapan An. Tutt'oggi in attività, Kapan An ospita negozi, bar, ristoranti (molto costosi), e perfino organizzazioni non governative. Negli anni '90 qui si tenevano i concerti rock più emozionanti della città.

Nel vecchio Bazar si trovano anche le principali moschee di Skopje, inclusa la grande moschea del pascià Mustafa, ma anche una delle chiese più importanti, Sveti Spas [Santa Speranza, ndt.]. Qui accanto vi è il vecchio Kale, e gli amam (i bagni pubblici) sono sparsi tutt'intorno.

Per molti aspetti il carattere del Vecchio Bazar è rimasto inalterato nei secoli. Ospita ancora i tradizionali laboratori degli artigiani e dei bottegai, oltre alle molte librerie e alle rivendite di oggetti di tutti i tipi. Una via chiamata “la via dei gioiellieri” raccoglie la maggior parte delle tradizionali gioiellerie di Skopje.

Nel 16esimo secolo il vecchio Bazar conteneva 1053 negozi (oggi sono decisamente meno) e produceva ingenti rendite per il sultano. Era diviso in settori di arti specifiche e aveva delle guardie notturne. A quel tempo, al massimo del suo splendore, la popolazione di Skopje era prevalentemente musulmana. La città aveva allora un carattere decisamente ottomano, e le famiglie turche erano molto più numerose rispetto a quelle cristiane. Tuttavia le opportunità economiche del Bazar attiravano la gente da lontano, arabi, armeni, ebrei. In quel periodo gli ebrei provenienti da Spagna e Portogallo formarono una colonia nella città, e circa 40 famiglie ebree sono registrate nei documenti turchi a partire dal 16esimo secolo.

Poi, nel 1689, Skopje fu colpita da un terremoto disastroso come successo altre volte nella sua storia. A distanza di qualche secolo, infatti, violente scosse colpiscono la città. I documenti registrano i terremoti del V e del X secolo, ma il più recente e terribile risale al 1963. Il Vecchio Bazar andò distrutto; solo alcuni edifici principali rimasero integri, ma perse il suo motore economico. Bisognava ri-iniziare tutto da capo.

Oggi il Vecchio Bazar sta aspettando la sua prossima rinascita, come fulcro culturale della città. È economicamente dinamico come non mai, ma è stato ignorato e ossidato dalla transizione, in quanto tutto si trova nel suo circondario. Per molti aspetti ha perso il suo ruolo di centro pulsante di Skopje; sicuramente i turisti visitano le sue vie, ma le persone del posto scelgono di andare altrove.

Ci sono stati sforzi notevoli per preservarlo e sistemarlo, e molti altri ne seguiranno. I fondi, come al solito, sono sempre risicati. Il noto Cifte Amam (antiche terme pubbliche) è stato di recente trasformato in una splendida galleria nazionale. Come metafora della trasformazione in atto, poi, un cinema a luci rosse è oggi un teatro per bambini.

La gente, i giovani, devono farvi ritorno. Solo così il Vecchio Bazar riprenderà vita. Come molte altre volte nella sua storia.

Risto Karajkov*
Skopje & Bologna


*Risto Karajkov is  also journalist for Osservatorio sui Balcani


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