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"Caos liste" il Consiglio dei Ministri vara il decreto "interpretativo". Il Quirinale disponibile a esaminarlo. Per Bersani è "un trucco". Per Di Pietro " è "un golpe". I cittadini devono dire BASTA.
Nella serata di venerdi 5 marzo l’esecutivo, riunito a Palazzo Grazioli, appronta l’ennesimo decreto (urgente), che dovrebbe sanare il cosiddetto "caos elezioni" ovvero si riscrive a suo uso e consumo quelle leggi elettorali che, in occasione delle prossime elezioni regionali, non ha saputo rispettare. La vicenda è nota. Liste elettorali presentate in ritardo o senza le apposite firme e quindi escluse dalla competizione elettorale regionale (due a Roma e una a Milano), tra cui quella della Polverini, candidata presidente nel Lazio (poi riammessa dal Tar) e quella di Formigoni, candidato presidente in Lombardia, per la quale forse già sabato vi sarà la sentenza del Tar lombardo. Sembrerebbe che i punti essenziali del decreto escogitato dal regime berlusconiano per regolarizzare le liste irregolari del centro destra siano quattro.
Primo: la preminenza del diritto all’esercizio dell’elettorato attivo e passivo rispetto agli adempimenti formali.
Secondo: sanare (ex post ovviamente) quelle che vengono definite "irregolarità di carattere burocratico", legate dunque a timbri, firme ed (evidentemente) scadenze.
Terzo: dare la possibilitaà ai dirigenti incaricati di dimostrare con ogni mezzo di prova di essere stati presenti nell’ufficio competente al momento della chiusura della presentazione delle liste.
Quarto: una norma transitoria (e valida soltanto per Lazio e Lombardia) per stabilire che lo start delle 24 ore per sanare le liste, sia da intendersi non dal momento della loro accettazione ma dall’entrata in vigore del decreto (Ansa, 5 marzo 2010 h 21,52).
Il Presidente della repubblica Napolitano ha anche controfirmato tale provvedimento d’urgenza. In altre parole, è come se in una finale di calcio, la squadra soccombente chiedesse all’arbitro, a partita ormai terminata, un surplus di tempo, poiché il risultato non le garba....
La decretazione d’urgenza è ormai assurta stabilmente a "instrumentum regni". Tale decretazione, dopo avere messo il "piede nella porta" per mezzo della Protezione Civile modello Bertolaso, ed essere tornata prepotentemente sulla scena in occasione del caso Englaro, si appresta ora ad invadere altri campi. Quali lo deciderà l’esecutivo a suo insindacabile giudizio. E deve essere chiaro che quando in uno stato le leggi non sono piu’ fatte dal parlamento bensì coi decreti dell’esecutivo, viene meno quella divisione di base del potere che risale a Montesquieu e assistiamo quindi, tecnicamente, all’instaurarsi di una tirannia, una dittatura. Magari la dittatura del "miglior presidente degli ultimi 150 anni", ma sempre dittatura è. Del resto la principale differenza tra il fascismo e la democrazia è proprio la preminenza del potere esecutivo su quello legislativo. Sotto tale aspetto l’ultimo decreto berlusconiano, varato non dopo un terremoto ma per cambiarsi (ex post) delle leggi che non ha rispettato, rappresenta uno spartiacque. La firma di Napolitano dovesse a tale decreto sancirebbe di fatto l’inizio della dittatura formale e sostanziale del regime berlusconiano. Una dittatura che si sostanzia per mezzo della decretazione e del conseguente "stato d’eccezione", pur permettendo un vuoto simulacro democratico (mediatico). E ciò perché l’eventuale controfirma del Capo dello Stato non darebbe alcuna legittimità ad un decreto palesemente ingiusto (le leggi non si cambiano in gioco) e incostituzionale (le leggi sono, dovrebbero essere, uguali per tutti, senza eccezioni). Oppure l’Italia del 2010 tollera un tale doppio standard per cui se sei un nero e ti manca un timbro sul permesso di soggiorno ti sbattono in un lager di stato (i CIE), epperò se ti manca lo stesso timbro ma sei un ricco politicante allora ti puoi cambiare la legge? Siamo arrivati al punto da tollerare tutto cio’? Senza nemmeno dissimulare, anzi per decreto firmato dal Capo dello Stato?
Non ci sono parole... Non è accettabile...
Anche Mussolini e Hitler erano a capo di governi legalmente votati, riconosciuti e nominati dal re (il Duce) e dal cancelliere (il Fuhrer). Tutto legale. Essi lasciarono persino sussistere le Costituzioni vigenti, affiancandovi però una seconda struttura giuridicamente non formalizzata, che poteva esistere accanto all’altra grazie allo stato d’eccezione. Abbiamo così una cosiddetta "democrazia governamentale" (Agamben). Nel 1926 il regime fascista emanò una legge che regolava espressamente il "decreto legge" nei casi "di urgente e assoluta necessita’ ". Il giudizio sulla necessità era demandato unicamente al parlamento. Fascista. Tale legge è poi confluita nella Costituzione repubblicana (art 77), dove recita che "in casi straordinari di necessità e di urgenza" il governo può adottare "provvedimenti provvisori con forza di legge", che perdono efficacia se non vengono convertiti in legge dal parlamento. Come si nota, il Cavaliere catodico del XXI secolo non deve inventare nulla che non fosse gia’ utilizzato dal Cavaliere del secolo precedente.E del resto come non notare le sinistre assonanze tra i recenti "commissari straordinari" dell’emergenzarifiuti in Campania (De Gennaro e poi Bertolaso) e la definizione di "dittatura commissaria" di Carl Schmitt, mutuata, com’è noto, dall’istituto dell’antica Roma. Quindi, con la presentazione di questo decreto legge, il regime getta la maschera e si prepara alla prova di forza. Prova di forza con la piazza, perché dopo la firma del Capo dello Stato, sarà come sbattere in faccia al popolo italiano che il governo e il suo capo possono farsi le leggi che vogliono, come vogliono, quando vogliono. Persino ex post! Sarà come dire agli italiani: "vi pisciamo in testa e vi diciamo che piove". Sarà come gridare dal balcone di Piazza Venezia "siamo al potere e facciamo quel ca770 che ci pare e ci piace e voi sotto zitti e muti".
A tutto c’è un limite e gli italiani prima o poi dovranno dire BASTA a questo regime.
Non sappiamo con quali mezzi si comincerà a dire basta. Non sappiamo se si lotterà per strada, se ci sarà uno sciopero fiscale, se si smetterà di guardare la tv, se si marcerà su Palazzo Grazioli, se ci si incatenerà di fronte al Quirinale, se si bombarderà di email il Parlamento, se si bruceranno le schede elettorali in piazza. Il che fare è il problema di sempre. Ieri come oggi. Ciò che crediamo di sapere è che se non alzeremo la voce questa volta, allora il regime si crederà invulnerabile, intoccabile, superiore a tutto e a tutti. E continuerà sulla strada dello stato d’eccezione, l’antitesi della democrazia. E l’Italia ripercorrerà la strada che la Storia riserva alle nazioni che seguono certe filosofie scellerate e che l’Italia stessa ha percorso in tempi recenti. Ma già dimenticati. E, come diceva Primo Levi, "coloro che dimenticano la loro storia sono destinati a ripeterla". Dopo questo vergognoso decreto, quindi, qualcosa bisognerà fare, prima che questo regime si prenda anche il nostro sangue. Cosa fare dipenderà dalla coscienza, dal coraggio e dalla volontà di ciascuno di noi, ricordandoci che sia il fare che il NON fare avranno delle conseguenze sulla nostra vita. Sul nostro futuro.
Dobbiamo ribellarci. Dobbiamo dire: adesso BASTA. Dobbiamo dire basta ricordandoci dei Matteotti, dei Calamandrei, dei Pertini, dei Falcone e dei Borsellino e di tutti quegli italiani che hanno dimostrato col loro esempio che un’altra Italia è possibile.
Oggi tocca a noi. .
Maurizio Carena
Torino, Italia
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